Contenuti per adulti
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Perché è importante capire e far capire perché scrivo? Perché continuo a chiedermi perché?
E poi come, come scrivo davvero per gli altri? E chi sono poi questi altri? Cosa cercano in quello che scrivo?
Dopo undici ore semifilate di sonno dei giusti, rinfrancata anche se ancora traballante, finalmente sono un tantino snebbiata dalla stanchezza accumulata e così – con pochissima originalità – tendo a tornare alle origini. Quando ero piccola, sempre chiedevo perché, di tutto e di tutti. A molti mia madre riusciva a rispondere, a molti altri ho ricevuto risposta da adulta, studiando da sola. A molti altri risposta non ce n’è e mai ce ne sarà ed è qualcosa che al contempo mi fa impazzire di curiosità e insieme mi spinge costantemente a studiare ancora e ancora. Molte persone si accontentano dei circoscritti perché soddisfatti della loro esistenza: un numero non troppo elevato, probabilmente. Magari se li tengono lì, e svaporano velocissimi dopo poco, come nuvole di borotalco o gessi frantumati. Io, purtroppo, non sono fatta così. Il mio peccato è la brama di sapere per capire. Capire tutto. Se possibile, ovviamente, e se non possibile mi affido alla mia notoriamente fertile rigurgitante immaginazione.
Consultando – ogni tanto mi fa bene nutrirmi di congetture campate in aria – i miei Tarocchi questa volta con tre domandine facili (certamente).
Prima domanda: Ma perché scrivo?
Seconda domanda: Ma come scrivo?
Terza domanda: Ma a chi scrivo e chi mi legge?
Bene, i risultati sono stati in un qual senso inaspettati, inusitati.
1- Perché? Una selva di bastoni, cinque contendenti che si prendono a mazzate, levati in aria con coraggio e passione. La voglia immensa di prendere parte a un gioco, forse serio o forse no, il continuo strenuo lottare e difendersi e contrattaccare probabilmente contro se stessi, gli altri, la vita stessa e mai mai smettere. La tensione del conquistatore di civiltà come Prometeo che ruba il fuoco, la scintilla fra questi legni secchi, e la dona agli uomini cui era stata tolta. Il tormento focoso, imperioso d’essere vivi e vibranti. E come rimanere interi? Mai intera, mai costruita, questo devo riconoscerlo. Si vive continuamente il momento, si osserva e ci si accapiglia per rimanere ancora e ancora nel flusso dell’esistenza. Insomma, forse che forse, scrivo perché son viva, ma in modo molto più violento di quel che pensavo.
2-Come? Ecco, i bastoni son ormai scomparsi, o mutati in sei spade conficcate in una barchetta, su un placido lago blu e brumoso. Lentamente il traghettatore avanza, forse Caronte o altra divinità che porta lontano verso altri sogni reali e realtà sognate, attraverso il sentimento del tempo che fa passare tutto e non riporta indietro. Il cambiamento, i nuovi orizzonti ancora da scoprire, il futuro e fisso lo sguardo alle spade, ai pensieri, al momento di cambiare e al cambiamento stesso. Come un momento che sarà cristallizzato e insieme transeunte, così scrivo, senza clamore preciso, perché le punte pericolose sono infisse in basso, immerse nei liquidi organici vitali. Anche se il filo delle lame è lì, come una selva di pericolosi spunti su cui potersi far male ancora, in modo accecante.
3-Per chi? Il ragazzo è fiero, indossa un elmo scintillante e sopra un drago di fuoco ne indica la passione bruciante di spingersi sempre oltre. Non controlla il suo impulso: impugna il suo bastone e sullo sfondo di piramidi gialle e un cielo di bronzo, si incammina per buttarsi a capofitto nella mischia: vuole guerreggiare, vuole unirsi ai cinque lottatori, vuole vincere forse, o forse solo compiere un’impresa. Gliene importa poco: esistere è anche smettere di pensare, calcolare rapidissimi i vantaggi e gli svantaggi, e infine gettarsi sulle linee di fuoco. Non c’è un momento da perdere, c’è solo lui, il cavaliere, e la bruciante promessa di uscirne ammaccato, ferito ma proprio per questo molto più ardentemente vigoroso, temprato per l’acciaio di una spada.